domenica 14 dicembre 2014

Chi ci ruba Energia? E perché?- Riconoscerli e Difendersi -

Chi ci ruba Energia? 
Vampiri Energetici.

carla babudri - seiladea.blogspot.itParliamo di Vampiri energetici, personaggi che si muovono quotidianamente, che incontriamo, che esercitano normali professioni. Li incontriamo ogni giorno e ogni giorno subiamo il loro assalto, possono essere ovunque: il nostro vicino, il collega, il capo ufficio, il panettiere, il fruttivendolo chiunque.
Ma quell'assalto siamo abituati a trattarlo alla stregua di un fenomeno naturale, come il vento, il fulmine, la grandine: lo accettiamo come parte dell’ecosistema. Il volume Vampiri energetici vuole contribuire a creare le condizioni affinché il ‘sistema vampiresco’ in vigore nelle nostre città possa essere visto. Se neanche si vede, non si potrà mai affrontare.
Il nutrimento del Vampiro energetico -
 Il Vampiro energetico si nutre dell’energia altrui, della forza vitale dei suoi simili. È una creatura che ha bisogno di sottrarre energia perché non è soddisfatta di sé e ritiene di non avere riserve proprie per affrontare il mondo che la circonda.                                                                                                                                            È qualcuno che, ancora in vita, si sente già ‘morto’, perché è segretamente convinto di essere una nullità, e si illude di mascherare questa sua vergogna agendo in modo tale da raggirare o umiliare gli altri ad ogni buona occasione. Ogni sua azione, ogni sua parola, ogni suo atteggiamento è funzionale a un "furto di energia".
La Forza-Vampiro Energetico
Quello che chiamiamo Vampiro, in realtà, non è altro che una forza, che trova accesso in una persona in particolari condizioni psicologiche ed esistenziali.                                                                                                             Chi cade preda di quella Forza, dunque, è certamente una persona, ma è anche un Vampiro, esattamente come un usuraio è indubitabilmente una persona, ma è anche un usuraio. La Forza-Vampiro si impossessa di una persona in seguito a sofferenze, delusioni, lacerazioni, e la manovra, spingendola ad ispirare tutte le azioni della sua vita alla filosofia vampirica.                                                                                                                                     Questo non toglie nulla né alle responsabilità della persona-Vampiro (che ha lasciato entrare quella Forza, che ne sopporta la maligna presenza e che ne sfrutta tutta la malizia) né alle strategie di difesa e di contrattacco che è giusto adottare verso i Vampiri. Anzi, il fatto che si tratta di una Forza rende ancor più legittima un’azione volta a liberare sia prede che predatori dalla minaccia di un elemento alieno e inumano.
Tracce della perdita di energia - 
L’aggressione vampirica lascia sempre pesanti tracce nella vittima, anche se quest’ultima, ignara dell’esistenza stessa del meccanismo, non le rileva, oppure le attribuisce a malesseri ed eventi concomitanti come il nervosismo, la tendenza alla malinconia, un improvviso blocco mentale, una debolezza personale, un difetto del carattere.                              La tipologia dei sintomi derivanti da un’invasione vampirica è molto articolata, ma la mancanza di abitudine ad analizzare certi stati d’animo crea una tendenza generalizzata a evitare il loro approfondimento.                              Ogni volta che sentiamo venire da dentro strani segnali, scatta il messaggio registrato che ci hanno insegnato: "Quanto sei complicato! Smettila di farti le paranoie!". 
Purtroppo, finché tratteremo così i nostri sentimenti, le nostre impressioni, le nostre intuizioni, non impareremo a difenderci dai Vampiri. Anzi, lasceremo il campo completamente libero alle loro scorribande.                                      Il Vampiro, infatti, rispetto a noi, ha un vantaggio fondamentale: che lui le paranoie se le fa e come, nel senso che non trascura alcun particolare per ottenere ciò che gli interessa.
Sintomi dell’aggressione vampirica
La presenza di un Vampiro può produrre fastidio, ansia, nervosismo, inquietudine, tensione, euforia, riduzione dell’attenzione, diminuzione della sensibilità e tanti altri stati di alterazione del comportamento normale.                       Ma il sintomo che quasi sempre insorge dopo l’incontro con un Vampiro, quando l’energia se ne è già andata, è uno stato di insoddisfazione, di scontentezza, una sensazione di ostilità da parte della realtà. Si tratta di situazioni che – specialmente quando si è obbligati dalle circostanze a condividere molto tempo con un Vampiro – possono sfociare in malesseri fisici di vario genere, come mal di testa, blocchi digestivi, inspiegabile debolezza, tosse nervosa.                 In certi casi, i malesseri possono trasformarsi in disturbi più seri, o in malattie. Dopo un incontro vampirico, in ogni caso, ci si sente sempre inspiegabilmente ‘sotto tono’, o un po’ abulici, malinconici, sfiduciati, astratti. Comunque, incapaci di uscire da una sorta di immobilità delle emozioni, di stagnazione delle energie migliori.

domenica 30 novembre 2014

Il Tempo di Saturno in Sagittario

Dopo due anni di transito nello Scorpione,
ecco il 23 Dicembre all'antivigilia di Natale, il grande maestro Saturno entrerà in Sagittario.
Qui resterà a lungo ovvero fino al 20 Dicembre 2017.

Una durata che si spiega col fatto che, in questo arco di tempo, il pianeta semilento a un certo punto diventerà retrogrado e tornerà per alcuni mesi in Scorpione. Uno Scorpione che con una botta di coda chiuderà per sempre con il passato.

Questo passaggio avviene in un momento  favorevole: Sole, Luna, Mercurio, Venere e Plutone saranno in Capricorno, mentre Marte, Giove e Urano il nostro pianeta semilento stringerà da subito un'alleanza.

Saturno in Sagittario porterà una grande voglia di coerenza di pulizia. Ameremo parlare in modo schietto, dire senza mezzi termini ciò che pensiamo, un modo propulsivo di vedere la vita.

la predisposizione dello spirito si presta alla integrità, alla ponderazione su un piano di alto valore.

Saremo pronti a nuove avventure vissute con grande consapevolezza e determinazione la voglia di viaggiare andrà verso una nuova ricerca del se, si cercheranno luoghi di culto, di meditazione arte contemplativa.




lunedì 17 novembre 2014

Le Tredici Lune -2° Parte-

Le celebrazioni delle tredici Lune hanno un'antica tradizione stregonesca. 

Una forte traccia scritta la troviamo nel Vangelo di Aradia di Charles Leland, da cui Doreen Valiente e poi a cascata Starhawk, Janet Farrar e Silver Ravenwolf hanno creato la "Charge of the Goddess" in quattro diverse versioni.

In questo testo, di forte impatto, troviamo come Aradia insegni alle streghe a ritrovarsi durante ogni Esbat a celebrare la Luna e quindi sua madre Diana. Troviamo anche l'accenno allo skyclad, ossia il vestirsi ritualmente di cielo, la nudità rituale che ha una così forte importanza nella tradizione Gardneriana, che è poi il simbolo della reale libertà. 
In una miniatura del 1497 di Albrecht Durer intitolata "The Four Witches" che ho trovato su "ABC of Witchcraft" di Doreen Valiente venivano rappresentate quattro donne nude che stavano danzando. 

Le quattro streghe indossavano differenti copricapi che le identificavano come appartenenti a quattro ceti diversi della società, ma era in effetti l'unica cosa che permetteva ad un osservatore di distinguerle dall'essere quattro donne assolutamente anonime e uguali: costume paritario. 
L'essere liberi, come ci fa capire Aradia, è il poter essere privi di preconcetti o di temere il giudizio, privi di malintesi che possano dare ad intendere che qualcuno sia più elevato di te. Il modo è quello di celebrare le feste in onore alle divinità senza alcun vestito addosso. 

In un mondo dove l'abito fa il monaco, quanto meno nell'onore e nella celebrazione degli dei essere tutti allo stesso piano è una cosa importante. 
A riguardo Doreen Valiente scrive: 
"C'è la donna importante, con sulla testa un elaborato velo di materiale delicato. C'è la cortigiana, con i capelli sciolti e fluenti, legati solo con una corona di foglie. C'è la moglie del rispettabile borghese, con un disadorno copricapo che le copre tutti i capelli tenendoli chiusi in modestia. In ultimo, c'è la plebea, la contadina, che ha solamente un piccolo scialle o un foulard che le copre la testa. L'artista ci dice che queste sono sorelle nella stregoneria, e che le streghe arrivano da tutte le classi sociali. Quando sono nude, si incontrano come pari, e le distinzioni sociali vengono dimenticate."

Come ben sapremo quindi, la celebrazione degli Esbat denota il ciclico rincorrersi della natura. In ogni cultura che prevede una divinità femminile lunare in genere troviamo il suo culto incentrato sulla morte e rinascita della divinità solare maschile mediante l'intervento della sua controparte. 

La salita e la discesa delle maree, l'allineamento al ciclo mestruale, al ventre materno: tutto questo riporta alla celebrazione delle fasi lunari con molteplici simboli come la mezzaluna, il triskel, la spirale celtica a tre braccia che riconduce anche al simbolo del triscele e della trinacria, che appare nell'araldica della bandiera siciliana e sul blasone dell'isola di Man, sacra alla dea lunare Ana e dove proprio Gardner aveva il suo museo della stregoneria, aperto tutt'ora. 

Ma altri ancora sono simboli lunari che troviamo dappetutto. E questo perché il legame dell'uomo con la natura e i suoi cicli è stretto e a doppio filo e si rispecchia su molte cose, come il forte collegamento che corre tra la fase lunare e l'agricoltura ha portato alla celebrazione stessa delle tredici lune; infatti i loro nomi per molti casi sono attinenti alle quattro fasi agrarie: riposo, semina, crescita e raccolto. Fasi che si snodano lungo gli otto sabba e le tredici lune. 
Questa connessione con il ritmo di crescita delle erbe è stata osservata nel corso del tempo da molte popolazioni agresti dal Brasile alla Mesopotamia, dall'Egitto alla Britannia, passando per la Cina e la Polinesia. E tutte queste osservazioni sono state conformate all'intervento divino. 

La connessione del femminile alle fasi lunari ha portato qui all'associazione della Dea Madre che partorisce il Dio che la ingravida, o semplicemente al mito della Dea Lunare che riporta in vita il Dio Solare dopo il sacrificio (sia figlio che consorte). 
Il passaggio attraverso le fasi ci fa ricordare, anche nel mito, come ogni cosa che muore ritorna alla vita in un modo o in un altro, sotto altre forme, altre vie, altre manifestazioni. Abbiamo quindi figlie che vengono rapite e figli che muoiono, scompaiono, viaggiano, e che sono pianti disperatamente dalle divinità che poi li riportano alla vita, li riabbracciano, li vanno a cercare, attendono il loro ritorno, alle volte li ripartoriscono. 
Nel mito troviamo dee e dei scendere e tornare a rappresentare la luce che si allontana (Kore, Osiride, Tammuz, Adone, Attis) e dee vendicative a volte che maledicono la terra come Demetra, o dee che usano la magia per riportare il Sole nel mondo come Iside. 
E' il ciclo senza fine, lo scorrere circolare, ciò che viene e va ritornerà, come le danze intorno all'antico noce mano nella mano. E infatti tredici lune come tredici sono i componenti di una congrega secondo la tradizione: dodici più uno.

Nel Vangelo di Aradia troviamo Diana (portata ad associazione con Artemide greca solo in un secondo tempo), nella rappresentazione di dea lunare romana consorte di Lucifero (letteralmente "portatore di luce"); 

ma si tratta anche della signora della magia, Dea Madre, colei che insegna ai propri figli (in questo caso Aradia) come vincere ed essere più forti. 
La luce quindi, portata dal padre, l'oscurità, portata dalla madre. 
E nell'oscurità la luna splende: un motivo in più per chiamarla Dea Bianca e trovare così un corrispondente nero al bianco, come Ishtar e Lilith, Parvati e Kali, Artemide ed Ecate. 
Dal momento che la luna si rincorre su due fasi: nuova e piena, bianca e nera, passando dall'una all'altra continuamente. 
E anche per questo motivo la celebrazione delle tredici lune in stregoneria non dovrebbe essere solo riferita al semplice plenilunio, 
ma a tutte e quattro le sue fasi: 
nuova, crescente, piena, calante. 
Ogni fase ha la sua forza, la sua attinenza. 
Anche se, nel Vangelo di Aradia troviamo questa parte in cui ci dice:

Quando io avrò lasciato questo mondo,
Di qualsiasi cosa abbisognate,
Una volta al mese,
Quando la luna è piena,
Venite in un luogo deserto,
Nella selva, tutte insieme,
E adorate lo spirito possente
Di mia madre Diana; e colei che voglia
Apprendere la stregoneria, e ancor non abbia
Penetrato d'essa i più profondi segreti,
Mia madre gliel'insegnerà; i segreti
Di tutte le cose ancora sconosciute.
E così, dalla schiavitù sarete liberi:
Liberi in ogni cosa voi sarete!
E in segno di tale libertà
Nudi vi mostrerete, uomini e donne.
E questo fino a quando
L'ultimo degli oppressori non sia morto.
E celebrerete il rito
Del cero di Benevento,
Estinguendo le luci;
Quindi appronterete
Una cena a tal guisa.
In ogni caso, ora, partendo dalla prima lunazione esaminerò il simbolismo delle tredici lunazioni, 

il perché portano alcuni nomi e il significato che hanno. 
Preciso immediatamente che ciò che seguirà non sarà una verità assoluta, come sempre del resto qui sul Reef, ma sarà parte di una ricerca svolta consultando vari libri e siti affidabili che segnalerò in bibliografia.

 Prettamente infatti ciò che caratterizza il significato delle tredici lune nei nomi e nel simbolismo è una questione culturale oltre che magica. Non possiamo quindi parlare, questa volta, di esperienza o attitudine, bensì di pura e semplice conoscenza e diffusione, nonché come dicevo, cultura.

Le stesse associazioni sono frutto di confronti e ricerche incrociate, quindi non saranno valide per tutti. Invito pertanto chiunque abbia qualcosa da aggiungere, o che ritenga che io abbia tralasciato qualcosa, a scrivermi per farmi la propria segnalazione, così da rendere il tutto più completo possibile.





Bibliografia:

http://www.astrologiainlinea.it
http://www.strie.it/ 
http://www.ilcalderonemagico.it/lune13.html 
http://www.lunario.com/
http://sites.google.com/site/wiccanews/
http://it.wikipedia.org/wiki/Triscele
http://www.albertodatanasio.com/luna.html
Dorothy Morrison: "L'Arte della Strega" 
Moonchild: "I Segreti della Wicca" 
Stefano Mayorca: "Gli Influssi della Luna"
Charles G. Leland: "Aradia, il Vangelo delle Streghe"
Doreen Valiente: "The Rebirth of Witchcraft"
Starhawk: "La Danza a Spirale"
Janet and Stewart Farrar: "Eight Sabbath for The Witches"
Janetand Stewart Farrar: "The Witches' Way"
Doreen Valiente: "ABC of Witchcraft"
Laura Vatta e Ottavio Spinelli: "Fronde dell'Antico Noce"

domenica 16 novembre 2014

Le Tredici Lune -1° Parte-

Nella tradizione stregonesca europea le diverse lunazioni rivestono un'importanza basilare; 

i loro stessi nomi derivano dalle attitudini e le abitudini delle popolazioni agresti che per prime le hanno riconosciute, nominate e vissute. 

In quanto streghe europee, ci basiamo sul clima temperato della nostra fascia continentale e quindi dell'emisfero boreale. 

La stregoneria, partendo quindi da un principio culturale agreste (seguendo anche la tesi Murray), lega le funzioni dei diversi periodi dell'anno alla lunazione a seconda delle esigenze e delle abitudini che avevano e che hanno le popolazioni che le celebrano. 
Questo allineamento ha portato a più nomi per la medesima lunazione, dipendenti principalmente dal luogo dove veniva osservata

Il simbolismo associato ad ogni luna del mese può essere differente da popolazione a popolazione: la Luna di Luglio nel Sahara non sarà di sicuro del Grano, come non lo sarà nella Terra del Fuoco o al Polo Nord.
Come abbiamo visto negli altri articoli pubblicati gli scorsi sabba, con il termine "luna" ci si riferisce ad un lasso di tempo, ossia si intende il mese sinodico o lunare: un periodo che misura circa 29 giorni. 

Indicativamente il periodo allineato con il ciclo mestruale di una donna. 
E questo, come abbiamo visto, ha portato a peculiari associazioni lunari-femminili-acquatiche. Volendo possiamo supporre anche che la Luna sia associata alla donna in quanto non splende di luce propria, ma solo come riflesso del Sole, ma di base dubito che in antichità avessero fatto queste supposizioni. 
Propendo più per un pensiero meno astronomico-simbolico e più acquatico: la Luna è femmina in quanto influenza le maree, i parti e il ciclo mestruale.

Le tredici lune quindi hanno molteplici nomi; quelli che uso io, e che sono tra i più comuni, sono questi (in ordine dalla prima del calendario lunare all'ultima): Marzo/Aprile - Luna della Lepre, Aprile/Maggio - Luna della Coppia, Maggio/Giugno - Luna del Miele, Giugno/Luglio - Luna delle Erbe, Luglio/Agosto - Luna del Grano, Agosto/Settembre - Luna dell'Uva, Settembre/Ottobre - Luna del Sangue, Ottobre/Novembre - Luna della Nebbia, Novembre/Dicembre - Luna della Quercia, Dicembre/Gennaio - Luna del Lupo, Gennaio/Febbraio - Luna del Ghiaccio, Febbraio/Marzo - Luna del Vento, Intrusa - Luna Blu.


Parlando con molte persone mi rendo conto che pochi sono quelli che si allineano alle energie delle diverse lune e che le celebrano nel loro pieno significato simbolico. 

Dato che dal mio opinabile punto di vista un pagano che possa definirsi tale, dovrebbe esserlo da quando apre gli occhi al mattino a quando li chiude la sera e rimanere allineato ai cicli lunari e solari, conoscere e celebrare questi cicli, anche solo con l'allineamento della propria intenzione è una cosa fondamentale. 

Purtroppo non sono molti quelli che possono affermare con certezza e con sincerità che sia così. Io stesso posso contare ben poche persone a mia conoscenza che seguono una via in un modo così completo e coerente.
Ciò nonostante i cicli lunari, nelle loro fasi e nei loro diversi nomi, hanno un ruolo cardine nella stregoneria e nella pratica di qualsiasi strega. E' anche solo paradossale sapere che molte sedicenti streghe, o meglio, autoproclamatesi streghe, non saprebbero dire a caldo in che fase lunare siamo senza consultare Lunabar o un lunario. 


L'influenza della Luna e dei suoi cicli sulla natura ha presa anche sul lato magico e cerimoniale della stregoneria oltre che su quello spirituale, ed è un lato che non andrebbe assolutamente sottovalutato. Una cosa che invece sento fare molto spesso.
Quello che è importante da capire è perché le lune hanno diversi nomi. Per aiutarci innanzitutto a ricordarlo basterebbe scegliere nomi delle lune in base a ciò che è più vicino alla nostra cultura. Io sono una strega italiana, quindi le mie tredici lune non avranno mai i nomi celtici. Una sacerdotessa con la quale ho celebrato alcune volte ha scritto una bellissima filastrocca per ricordarsi i nomi delle tredici lune, indicativamente quelli che lei usa. 

La filastrocca, creata semplicemente per aiutarla a ricordare i nomi recita così:

A Gennaio la luna sorge per i Lupi
La Tempesta di Febbraio promette tempi cupi
A Marzo con la neve la luna è ancora Bianca
E la Lepre ad Aprile di saltare non è stanca
Le Coppie di Maggio sotto la luna stanno ad amoreggiare
E a Giugno il Miele trabocca dall’alveare
Nei campi le Erbe a Luglio raccogliamo
Le Granaglie di Agosto allegri falciamo
Con Bacco a Settembre il Vino non langue
La luna di Ottobre si tinge di Sangue
Novembre spande il suo manto di Neve
E la luna di Quercia a Dicembre sovviene
Se in un mese due volte la luna appare
è detta la Blu e tredici Esbat puoi contare 


Fine -Prima Parte-

L'amore - Profeta del Vento-

L'amore...


"Nessuno è creato dalla vita come sostegno per i vostri sogni, perché due occhi non sono fatti per guardare l’uno verso l’altro, ma entrambi verso la stessa direzione; diventando così ognuno luce per l’altro.

Crescete comprendendo questo, e troverete, assieme a ciò che cercavate, anche ciò che non cercavate.

Ma dopo questo, non dubitate più.

Se dubitate che sia Amore, infatti, già non è Amore.

E non calcolate. Se calcolate i vostri passi, infatti, già non è Amore.

Non appoggiatevi all’altro con tutto il vostro peso.

Ma posatevi come un raggio di Sole su una foglia. E come una foglia accogliete l’altro raggio di Sole.

Asciugate le vostre lacrime e senza timori concedete al vostro cuore questa luce e al vostro animo questo calore.

Ma state attenti agli incanti! Perché i raggi di Sole non sono il Sole.

Non riversate sull’ altro tutta la vostra nostalgia di cielo: egli non è in grado di contenerlo, né mai voi potreste contenere il suo.

Non valutate l’altro per ciò che non potrebbe mai avere, o finirete per svalutare voi.

E tutto questo non è Amore.

Non precipitate l’uno dentro l’altro, ma tenendovi per mano camminate insieme.

Portate l’amato non al centro del vostro cuore, ma del suo, perché lì troverà anche il vostro, e insieme troverete il cuore al centro del cosmo.

Sarete sottoposti a molte prove, e spesso l’orgoglio vi chiederà di scegliere sé al posto dell’Amore.

Ma non ritiratevi da queste battaglie, perché altre non ve ne sono di più utili per voi.

Se vincerete, avrete vinto.

Se perderete combattendo e affilando il cuore, avrete vinto.

E quando il tempo vi avrà condotto fino a farvi decidere di fondere per sempre le vostre due vite, conoscerete quote più alte, ma anche la durezza di cadute mai pensate. E vedrete spesso andare in frantumi tutti i vostri sogni.

Ma sarà allora che potrete dischiudere davvero le vostre ali.

Non maledite gli eventi, perché siete voi che avete in mano il timone del vostro destino.

E non sarà rompendo questo vostro vaso e dicendo addio all’amato, che le vostre radici troveranno nuova forza.

Questa gabbia di creta è in realtà ciò che le salva dall’essiccare.

Siete voi che dite, quando non vi sentite amati: L’Amore è finito. Quella è invece la stagione in cui comincia. Poiché il valore di chi governa la nave, è nel condurla anche controvento.

Siete voi che dite, quando finiscono le sensazioni: Ma io non amo più.

Non scambiate però l’Amore con le sue sole sensazioni. Poiché il valore di chi governa la nave, è nel condurla talvolta anche a vele sgonfie, fino ad altre zone di Vento.

Pertanto siate fedeli, perché nell’ infedeltà diventate doppi e quadrupli. E se vi è già difficile condurre una vita, come potreste condurne due o quattro?

Dividendo in due un germoglio non si hanno due vite, ma nessuna.

Pensando di incontrare nuove gioie incontrereste dolori maggiori di quelli cui voltate le spalle.

Perciò tornate a guardare verso chi vi aspetta, ma non per dirgli: Tu non mi ami. Bensì: Io non so amarti.

Questo è necessario per far scendere l’Amore sull’amato.

Alzate lo sguardo alle virtù dell’altro, perché avete passato il tempo senza conoscervi.

Ma se poteste entrare, e a volerlo potreste, nella mente di chi vi ha accompagnato, per sfogliare insieme il libro della vostra vita, scoprireste quanto siano belle in realtà tutte quelle pagine già scritte, e quanto saranno belle tutte quelle ancora bianche.

Ricordate che il vostro cuore nasconde un Vento inesauribile che saprebbe amare, oltre al vostro amato, anche oltre il vostro amato. E attraverso di lui amare anche tutto quanto il mondo.

Ergetevi come gabbiani in queste possibilità di volo assieme. Non fatevi orfani di gioie grandi e di dolori grandi, accontentandovi di rischiare solo in parte.

Ma alzate il capo e abbiate fiducia, poiché se di questo Amore amerete, sarete come due raggi che si incontrano al centro della ruota, ove poter cogliere assieme tutto il senso del ruotare della vita”.



Da "Il Profeta del Vento", di Stefano Biavaschi -

giovedì 13 novembre 2014

Intervista a Brian Weiss


(La seguente intervista è tratta dal libro “Voices of Truth” di Nina L. Diamond, ed. Full Circle (mai tradotto in Italia) e la sua versione integrale in inglese si trova sul sito http://www.lifepositive.com/Mind/personal-growth/past-life/brian-weiss.asp, dove è stata riprodotta con il consenso dell’autrice.Traduzione italiana di Alessia Giovannini.)

Nina L. Diamond: Dr. Weiss, siamo dunque solo contenitori di anime?

Dr. Brian Weiss: Sì, esatto. Siamo contenitori e siamo pieni di questa eterna, immortale e molto più sapiente, parte di noi stessi. Ora, nel momento in cui diventiamo più mistici, scopriamo che queste anime, così come i corpi, sono connessi tra di loro, poiché tutto è fatto della stessa sostanza.

D: Perché le persone considerano la reincarnazione così difficile da accettare?
R: Le persone hanno paura di ciò che non conoscono. Se solo avessero una mente aperta. Non solo gli scienziati, ma anche gli altri. Basterebbe osservare, guardare. La meditazione può insegnarci come farlo. Se solo fossero in grado di lasciar andare le proprie paure.

D: I filosofi e i mistici un tempo incorporavano la reincarnazione nella visione della vita che davano agli altri e Platone ha scritto di anime gemelle.
R: Sì, Platone ha scritto sulla reincarnazione. Così, anche i Greci ci credevano. Come ci credevano le antiche civiltà di un tempo.

D: La reincarnazione si trova in tutte le religioni. Da dove viene questa consapevolezza?
R: Viene da così lontano che neanche noi sappiamo da dove venga. E’ una consapevolezza che abbiamo perduto solo recentemente. Io credo che sia accaduto per ragioni politiche.
Nel Cristianesimo, per esempio, è stata seppellita intorno al 6 secolo d.C., con il secondo Concilio di Costantinopoli che la dichiarò ufficialmente una credenza eretica.
Il Cristianesimo stava diventando una religione di stato e i Romani credevano che senza la minaccia del Giorno del Giudizio, la gente non avrebbe obbedito. Avrebbero pensato: “Ok, lo faccio la prossima volta”. E così la reincarnazione è stata volutamente dichiarata eretica. Ma è accaduto durante il Concilio, cioè secoli dopo la venuta di Cristo.

D: In che modo viene determinato il lasso di tempo che passa tra una vita e l’altra?
R: Le persone che muoiono di morte violenta, o i bambini, di solito tornano più in fretta. Per le persone che vivono vite più lunghe e muoiono in pace, può esserci un tempo più lungo tra le vite, anche cento anni o più.

D: Quante vite precedenti hanno in genere le persone?
R: Varia, ma secondo la mia esperienza, direi intorno a 100. Comunque non migliaia e migliaia come dice il Buddismo.

D: C’è un numero finito di anime?
R: Per me non ha alcuna importanza perché alla fine siamo tutti connessi.

D: Ci sono nuove anime che stanno venendo create?
R: Non ne sono certo, ma tendenzialmente direi di no. Probabilmente siamo noi ad essere senza tempo e a reincarnarci di continuo.

D: Le famiglie sono più spiritualmente connesse tra di loro di vita in vita rispetto agli estranei?
R: Sì e io credo che le persone si incarnino in gruppi per saldare i debiti e le proprie responsabilità secondo il concetto del Karma.
Noi impariamo e cresciamo insieme agli altri. Reputo anche che l’amore a prima vista o l’odio a prima vista rientri in questa categoria: un riconoscimento tra anime.

D: Quindi ognuno di noi può essere maschio in una vita e donna in un’altra e viceversa?
R: Sì, sembra che ci sia frequentemente il passaggio dall’uno all’altro stato. Si può avere una preferenza, ma senza dubbio si è provato anche l’altro stato per fare esperienza di come sia. E’ lo stesso per razza e religione.

D: Come spiega le anime che scelgono di occupare corpi che sono biologicamente propensi alla malattia?
R: Se la dimensione terrena è – come i miei pazienti continuano a ripetermi – uno stato di apprendimento e di crescita e un modo per sperimentare sempre più la nostra natura divina, allora ogni esperienza è un’esperienza di apprendimento. Talvolta, però, è anche un’esperienza di insegnamento e può succedere che qualcuno possa tornare in questo stato per gli altri, per insegnare la carità per esempio.

D: Come coesistono pre-determinazione e libero arbitrio?
R: Qualcuno una volta mi ha detto: La vita è come stare su un autobus. Ha un percorso pre-determinato, ma la persona con cui scegli di sederti, come ti comporti e che cosa dici, fa parte del libero arbitrio.

D: Perché non ricordiamo automaticamente e consapevolmente le nostre vite passate?
R: Be’, in verità, sempre più persone se ne stanno ricordando. Attraverso tecniche come l’ipnosi, ma anche attraverso i sogni, spontaneamente, o attraverso la meditazione o il deja-vù, quando capita di essere in un posto in cui non si è mai stati e ci si sa orientare.
Potrebbe trattarsi di un salto evolutivo. Non so perché non tutti ricordano. I greci avevano questo mito secondo cui, prima di reincarnarti, bevevi le Acque del fiume Lete e dimenticavi tutto.

D: Così Lei ritiene che qualcuno di noi sia nato con certi valori e ideali?
R: Sì, è questo il nostro scopo. Perché venga integrato a un livello più profondo. Al livello del cuore e dell’anima, dove avviene il vero apprendimento, in modo che non si debba dipendere esclusivamente da ciò che i nostri genitori ci hanno insegnato. Seguendo il cuore, si impara al di là di ciò che gli altri ci insegnano.

D: Quando saremo “là fuori”, staremo con tutte le persone che abbiamo conosciuto?
R: Credo di sì e anche con coloro che sono ancora qui. La possibilità di vedere migliora quando si è dall’altra parte. “Loro” sono maggiormente consapevoli perché – al contrario di noi - non sono limitati da un corpo e un cervello.

D: In “Molte vite molti Maestri”, Lei ha scritto che la lezione più importante che abbia imparato attraverso la regressione è di aver capito che non esiste la morte. Questa consapevolezza come ha cambiato la sua vita e come può cambiare quella degli altri?
R: Quando si smette di aver paura della morte, si incomincia a vivere di più. Quello a cui io do maggior valore rispetto a prima sono le relazioni, l’amore, la famiglia – e non solo quella genetica. E ciò a cui do meno valore sono le cose materiali, quelle che non puoi portarti via. E’ un cliché, ma è la verità.

D: In che modo le nostre esperienze e relazioni passate influenzano il nostro presente?
R: Ci influenzano in molti modi. La maggior parte delle nostre relazioni importanti non sono nuove. Servono ad entrare in connessione. Le vite precedenti ci influenzano anche con sintomi, emotivi e fisici. Certe paure e ansie ce le portiamo appresso e anche certi sintomi fisici di vite precedenti.

D: Molti vedono Dio come una forza che sta fuori dall’universo e che regola ogni cosa.
R: Invece che vederla all’interno. Io dico sempre: “Perché limitare Dio?”. Forse Dio può ascoltare tutte le nostre preghiere contemporaneamente e dedicargli attenzione, proprio perché non è un essere umano.

D: Cioè sta dicendo che se esiste un numero infinito di possibilità, allora niente è impossibile e, perciò, Dio può essere ovunque.
R: Sì e dalla nostra prospettiva noi possiamo essere parte di Dio, e allo stesso tempo, esserne separati. Ma di certo siamo tutti uniti.

D: Quindi se noi siamo connessi al tutto, allora per definizione non siamo anche connessi a Dio dal momento che Dio, o un essere superiore, ha creato il Tutto?
R: Sì. Ora Lei si sta avvicinando al semplicistico modo di vedere le cose che ho io. Quel Dio – amore – è un’energia ovunque presente. Intelligenza, sapienza, amore, compassione: è tutto ciò di cui siamo fatti.

D: Chi sono i Maestri?
R: E’ stata una mia paziente, Catherine a parlarne. Li ha descritti come la sorgente da cui le arrivavano le informazioni. Diceva che le venivano da Spiriti maestri, i Maestri appunto.
Ho avuto altri pazienti che mi riferivano cose che – a loro dire – venivano da una sorgente pura non contaminata dalla nostra mente. Personalmente, ho avuto molti contatti con i Maestri, ma non si identificano più con quel nome.

D: Cosa ne pensa delle Terapie alternative che vengono utilizzate a livello fisico e mentale?
R: Credo che molti di questi approcci abbiano una validità ed è necessario iniziare a studiarli. E’ per questo che sono stato felice quando il “National Institute of Health” ha creato un dipartimento che offre approcci alternativi e olistici. Il governo lo sta supportando, anche economicamente. Credo che ci sia molto da guadagnare a livello di guarigione, sia fisica che emotiva.

di Nina L. Diamond

LE DAMIGELLE DEL GRAAL E LA RINASCITA DELLA TERRA


Le figure femminili che appaiono al fianco degli eroi in cerca del Graal e che svolgono un ruolo importante nelle varie vicende rappresenterebbero nove diversi archetipi di Donne divine, specchi di alcune delle infinite sfaccettature di un’unica Grande Dea.Queste nove Dame sarebbero la chiave della riuscita delle diverse imprese dei Cavalieri e del Re stesso, ed è soltanto attraverso di loro che essi conoscono e sperimentano la Sovranità della Terra e il significato del Graal.
La Sovranità, infatti, sarebbe sempre dovuta essere conferita da una donna, in quanto la Terra è Donna e la Donna è Terra, e per regnare sulla Terra, mostrandosi rispettosi verso di essa, era necessario riservare lo stesso amore e rispetto alla Donna. Solo così, comprendendo e amando entrambe, la Sovranità sarebbe stata riconosciuta e le terre avrebbero potuto prosperare in perfetta gioia e armonia.

Tuttavia, nel momento in cui il rispetto per una delle due, o per entrambe, fosse venuto a mancare, la Sovranità avrebbe perso la sua componente divina e il regno si sarebbe trasformato in Landa Desolata, così come Landa Desolata sarebbe divenuto anche lo spirito di chi tale rispetto aveva negato.

Queste nove Donne rappresentano, dunque, sia la Sovranità che il Principio Femminile incarnato, sotto ogni aspetto.

Secondo le interpretazioni dei due autori Caitlin e John Matthews nel loro Ladies of the Lake, a seconda delle particolarità e dei diversi simboli che portano con sé, le nove Dame del Lago potrebbero essere associate alle festività pagane della Ruota dell’Anno, rappresentandone alcuni aspetti.
Così ad ogni Dama corrisponderebbe una festa, così com’è elencato di seguito:

Yule - Ragnell, la Sposa Ripugnante e Dama degli Indovinelli
Imbolc - Dindraine, la Vergine del Graal e Regina delle Lande Desolate
Oestara - Kundry, la Laida Pulzella e Oscura Signora della Conoscenza
Beltane - Ginevra (moglie di Artù), la Regina dei Fiori
Litha - Enid (moglie di Erec), la Signora della Gioia
Lughnasadh - Igraine (madre di Artù), la Regina Madre
Mabon - Nimue, la Dama della Porta e Custode delle Strade
Samhain - Morgana (sorella di Artù), l’Incantatrice e Regina della Ruota
Il Centro della Ruota dell’Anno - Argante, la Dea e Dama del Lago

Le nove Dame sono inoltre suddivisibili in tre gruppi, ognuno formato da tre di esse: Igraine, Ginevra e Morgana, le parenti di Artù, fondamentali per la sua vita; Argante, Nimue e Enid, le Sorelle della Sovranità, appartenenti all’Altromondo, ovvero ad Avalon; Kundry, Dindraine e Ragnell, le Damigelle del Graal, fondamentali per la riuscita della Cerca.

Questi divini archetipi ci accompagnano durante lo studio della storia di Artù e del Graal, ma forniscono anche un aiuto e uno spunto importante per vivere e comprendere le diverse festività dell’Anno, e per “sentirle” con pienezza, sperimentandole ed entrando, il più possibile, in comunione con esse.

RAGNELL, LA SPOSA RIPUGNANTE

“La megera aveva tutti gli arti e le giunture, dalla sommità del capo fino a terra, neri come il carbone. La criniera nera e setolosa che le scendeva dall'alto del cranio sembrava la coda di un cavallo selvaggio. Il falcetto di denti verdi che aveva in faccia e che le arrivava agli orecchi avrebbe potuto tagliare un ramo verde di una quercia da frutto. Gli occhi erano cupi e fumosi, il naso ricurvo e incavato. Aveva la pancia fibrosa, maculata di pustole, malata, e le tibie deformi e distorte. Le caviglie erano spesse, le scapole larghe, i ginocchi grossi e le unghie verdi. Insomma, il suo aspetto era davvero ripugnante.”

da "Le avventure dei figli di Eochaid Mugmedon, in Saghe e Leggende dell’antica Irlanda",
di G. Agrati e M. L. Magini


La Damigella che incontriamo nel passaggio tra la fine della decadenza dell’anno e l’inizio della sua lenta rinascita, e che riprende alcuni motivi legati alla festività del Solstizio d'Inverno, è Ragnell, chiamata la Dama Ripugnante o la Sposa Ripugnante.

La sua figura mostruosa non compare nelle storie che narrano le vicende del Graal, ma si presenta in un particolare episodio della vita di Artù e di suo nipote Gawain. Ciò nonostante è estremamente collegata al tema della Cerca, poiché il suo archetipo ne rappresenta alcuni aspetti.
L’opera che la ritrae in modo più completo è "The Wedding of Sir Gawain and Dame Ragnell", risalente al periodo che va dal XIV al XV secolo d.C.
Sulle pagine di questo antico testo leggiamo che Artù, durante una battuta di caccia, si imbatte in un favoloso cervo bianco, che nelle leggende celtiche è spesso preludio di fantastiche avventure nell’Altromondo.
Affascinato dalla sua bellezza, egli lo insegue a lungo e quando finalmente riesce a raggiungerlo, lo uccide.
In quell’istante, però, un cavaliere dalla sfarzosa armatura gli appare dinnanzi e, rivolgendosi a lui in maniera aggressiva, lo rimprovera aspramente per aver concesso a Gawain alcune terre che invece erano di sua proprietà. Il misterioso uomo, che dice di chiamarsi Gromer Somer Jour, minaccia di morte il Re per questo oltraggio, ma poco prima di mozzargli la testa decide di offrirgli la possibilità di riscattarsi.

Se infatti Artù, trascorso un anno esatto, si presenterà nello stesso luogo dell’incontro con la risposta ad una misteriosa domanda postagli dal suo avversario, potrà avere salva la vita.
La domanda del cavaliere è “Qual è la cosa che la Donna desidera di più?”

Il Re accetta il compromesso e, terminata la caccia, torna al suo castello. Nonostante cerchi di non far trapelare i suoi pensieri, Gawain si accorge della sua preoccupazione e gli chiede quale mai possa esserne il motivo.
Artù risponde raccontandogli la sua avventura nella foresta e il timore di non riuscire a trovare la vera soluzione all’enigma, così il nipote decide di aiutarlo.
Insieme partono all’alba, prendendo direzioni diverse per porre la domanda a più donne possibili. Queste, però, rispondono dicendo che desiderano abiti lussuosi, un uomo valoroso che le sposi, oppure denaro e piccole soddisfazioni materiali; tutte cose che non convincono i due cavalieri.

Intanto l’anno trascorre velocemente e il Re, seppur abbia riempito due grossi libri con le risposte di tutte donne del regno, non ne ha ancora trovata una che sia veramente soddisfacente.
Sulla via che conduce al luogo dell’incontro, in cui Gromer Somer Jour lo attende, egli incontra una Dama che cavalca un mulo, con un liuto appeso in spalla.

La donna, di nome Ragnell, è davvero terrificante, indescrivibilmente brutta, con la faccia tutta rossa, i denti gialli e storti, le guance enormi, gli occhi simili a quelli di un gufo e il corpo completamente deformato.
Ella dichiara che nessuna delle risposte che egli porta con sé è quella giusta, perché l’unica che conosce quella esatta è lei. Tuttavia gliela comunicherà volentieri, a patto che egli le prometta di recarla in moglie al suo caro Gawain, in cambio del qual gesto potrà avere salva la vita.
Indeciso sul da farsi, data la tremenda bruttezza della Dama, Artù torna di corsa al castello per confidare a Gawain l’accaduto.

Il giovane e splendido combattente accetta senza esitazione di sposare Ragnell, nonostante il suo lubrico aspetto; così il Re, ripresa la strada per il bosco, raggiunge la Dama per riferirle la decisione e ricevere la risposta.
Ragnell, allora, gli rivela che la cosa che la Donna desidera di più è la Sovranità. Il riconoscimento completo della sua sacra ed innata Libertà.

Recatosi da Gromer Somer Jour, Artù risponde alla sua domanda, così l’uomo lo risparmia.

Di ritorno al castello vengono subito messi in atto i preparativi per le nozze, che la Sposa desidera ricchi di cerimonie e festeggiamenti, perché tutti possano conoscere e vedere con i propri occhi qual è stata la scelta di Gawain.
Dopo il matrimonio i due sposi si ritirano nelle loro stanze e Ragnell chiede gentilmente a Gawain di darle un bacio.
Il giovane non esita un momento e, anzi, dice alla sua sposa che non farà solo questo, ma adempierà pienamente al suo dovere di marito, giacendo amorevolmente con lei. Ma non appena pronuncia queste parole, voltandosi verso la Donna, scopre che al posto della tremenda Dama Ripugnante vi è la fanciulla più bella mai vista sulla Terra.

Sorridendo al cavaliere, Ragnell gli svela di essere stata vittima di un incantesimo, una maledizione terribile che si sarebbe spezzata soltanto quando un uomo fosse riuscito a guardare oltre la sua bruttezza e l’avrebbe sposata.
L’incantesimo però non è ancora del tutto spezzato e la fanciulla dice che solo per una metà del giorno potrà essere così bella, mentre per l’altra metà tornerà ad essere la Dama Ripugnante.
Spetta a Gawain decidere se la vorrà bella di notte, tra le morbide coperte, oppure di giorno, di fronte a tutta la corte; ma il cavaliere, dopo averci riflettuto, lascia a lei la libertà di scelta, l’unica che può scegliere per se stessa.

A tali parole la splendida Dama esulta raggiante, poiché questa era la risposta che come d’incanto avrebbe rotto definitivamente il maleficio.
Riacquistata la sua sacra Libertà, Ragnell potrà rimanere sempre bella, come ella stessa desidera. E la sua Sovranità investirà dolcemente Gawain fino alla fine dei suoi giorni.

Da questo racconto traspare il grande dilemma della donna, privata della sua individualità e totalmente subordinata all’uomo.
La Dama descritta però non rappresenta soltanto la donna, ma la Terra stessa, che da ospitante degli uomini diviene oggetto posseduto e ormai privato del rispetto.
Analizzando la storia riportata nel "The Wedding of Sir Gawain" and Dame Ragnell, possiamo interpretare il presentarsi dell’enigma di Gromer Somer Jour come un sintomo di malessere della Terra e di Artù stesso che, come il Re Pescatore del Castello del Graal, presenta alcune ferite interiori.

La sua malattia potrebbe nascere dalla crisi coniugale con Ginevra (che incarna la Sovranità), forse a causa di inadempimenti o errori da parte del sovrano: di conseguenza anche la terra su cui egli regna segue i risvolti della sua vita e si trasforma.
Secondo le antiche leggende, un Re avrebbe dovuto sposare simbolicamente la Terra sulla quale avrebbe regnato, impersonata da una Donna alla quale il egli doveva unirsi, e avrebbe dovuto riconoscerle la Sovranità e il pieno rispetto, sempre. Se questi fossero venuti a mancare il re avrebbe fallito nel suo compito e la Terra si sarebbe tramutata in Landa Desolata, sterile, improduttiva ed inospitale. Allo stesso modo egli non sarebbe più stato in grado di riconoscere i volti della Sovranità, e li avrebbe disprezzati.

Il desiderio più grande della Donna, rivelato da Ragnell, è quindi anche il desiderio più grande della Terra, ed è come conseguenza della negazione della Sovranità che la Dama si presenta con un aspetto orrendo, come simbolo della donna ripudiata, usata, ferita e insultata, nonché privata del suo vero volto e del suo potere.

Solo un cavaliere talmente luminoso e puro di cuore da guardare oltre l’esteriorità e accettare sia la luce che il buio, ovvero consapevole che ciò che è manifesto non è fine a se stesso, ma custodisce una natura preziosa, può guarire sia la donna che la Terra in nome dell’amore che porta dentro di sé, e l’unico modo per farlo è accettare il proprio limite e riconoscere pienamente il potere femminile.
Gawain è questo cavaliere, e grazie alla sua profonda limpidezza che sostituisce l’inadeguatezza del Re, la Terra fiorisce.

L’archetipo della saggia Ragnell compare anche in un’altra storia, proveniente dal Ciclo dei Re delle saghe irlandesi e intitolata "Le avventure dei figli di Eochaid Mugmedon".
In questo testo troviamo la storia dei cinque figli del Re d’Irlanda, uno dei quali dovrà essere scelto come successore del padre.
Questi, durante una battuta di caccia, si perdono nel bosco e vengono colti da una tremenda sete. Il primo si offre di andare a cercare dell’acqua e, dopo aver vagato per un po’ di tempo, trova finalmente un pozzo al centro di una radura. A guardia del pozzo vi è una vecchia strega dall’aspetto tremendo, talmente brutta da non poter essere guardata, la quale offre l’acqua in cambio di un bacio.
Il giovane si rifiuta con sdegno, rispondendo che preferisce morire di sete piuttosto che baciarla e lo stesso fanno gli altri fratelli, tranne l’ultimo, il più giovane.
Niall, questo è il suo nome, si offre volentieri di darle un bacio in cambio dell’acqua e, anzi, le dice che farà molto di più: si coricherà accanto a lei, se è suo desiderio. E non appena egli finisce di proferire queste parole, la strega si trasforma in una Donna dall’aspetto divino, la cui bellezza non ha eguali.

Ella rivela di essere la Sovranità e profetizza che solo lui sarà il vero Re d’Irlanda dopo suo padre, in quanto è l’unico ad averla riconosciuta e ad averle concesso ciò che desiderava.
La Dama gli svela anche il segreto della prova alla quale giovani pretendenti al trono sono sottoposti. Questi, infatti, devono saper riconoscere, come Niall stesso ha fatto, entrambi gli aspetti della Sovranità, per poter regnare con giustizia come Re Sacri, accettati e benedetti dalla Grande Madre.

Ella gli dice che, come egli ha visto prima il suo aspetto orripilante e poi la sua armoniosa bellezza, allo stesso modo si dovranno attraversare prima periodi di dure battaglie e guerre per conquistare le terre desiderate; si dovrà prima prendere coscienza che la Terra non è proprietà, ma luogo sacro che va rispettato come si rispetta chi ci ospita, e si dovranno prima apprezzare ed amare le creature e i luoghi che appaiono ripugnanti o selvaggi, perchè soltanto in seguito a questo completo riconoscimento si potrà godere della meravigliosa gloria e dello splendore della Terra fertile e donatrice di frutti.

Così Niall torna dai suoi fratelli, portando con sé l'Acqua, che è la Vita della Terra e uno dei doni della Sovranità.

Ma cosa succede se nessun sovrano è degno di regnare sulla Terra? Se la Sovranità non viene riconosciuta e il potere maschile prevale implacabilmente su quello femminile che ne diventa una subordinazione?

Ciò che accade è raccontato nel "The Chase of Gleann an Smoil", dove il protagonista Fionn non riesce a guardare oltre l’aspetto della Dama che gli si offre in moglie e la rifiuta con sdegno. Ella allora si scatena nella sua rabbia e, dopo aver ucciso i tutti compagni di Fionn, inizia a distruggere tutto intorno a sé, finché viene uccisa.

La Terra, infatti, se non le è dato il giusto rispetto, si ribella agli uomini e diventa distruttiva e pericolosa, così come si può ben vedere al giorno d’oggi, in cui lo sfruttamento e l’abuso di potere stanno sconvolgendo i delicati ritmi e cicli naturali, provocando squilibri e conseguenti disastri.

Tutte queste diverse versioni della storia in cui compare la Dama Ripugnante con i suoi sacri e vitali insegnamenti, sono inseparabilmente legate alla perdita del Graal, alla Sovranità femminile ferita e violentata e a ciò che ne consegue.

Ragnell rappresenta ciò che accade alla Donna e alla Terra, sia quando viene privata della Sovranità, sia quando la riacquista.
Ella personifica la Landa Desolata come pure la Terra Rigogliosa.

L’apparente meschinità del suo aspetto non è altro che una piccolissima parte del suo essere, ma coloro che non sono adatti ad essere veri Re non andranno mai al di là di essa e non trarranno nulla dal magico incontro che inconsapevolmente hanno vissuto.
Solo i veri cavalieri, dall’Anima luminosa e dal cuore puro, sono coloro che rispondono alla misteriosa domanda, che altro non è se non la richiesta più naturale e ovvia che la Terra potrebbe fare. Solo i veri Re Sacri sanno scalfire la superficie per conoscere l’oro che essa cela, comprendendo la vera natura delle cose, la loro perfetta armonia fatta di opposti e la bellezza in ogni sua forma.

Ragnell è la Guardiana del Pozzo sacro, che attende di donare la sua Acqua per far sì che le Lande Desolate possano dissetarsi. È la Dama degli Indovinelli, che in groppa al suo mulo mette alla prova gli uomini, premiando i pochi, gli unici, che riescono a guarirla.
Ella è la Custode delle Acque profonde, la misteriosa Strega che porta come dono la Sovranità.

Solo attraverso di lei l’uomo diventa Re, e la Terra germoglia.

Se ci rivolgiamo ad un contesto più limitato e inerente al divenire e al mutare delle stagioni, la Sposa Ripugnante potrebbe essere associata simbolicamente alla festa del Solstizio d'Inverno, il periodo di maggior sconforto, sterilità, inospitalità e buio, che però nasconde in sé il germe della rinascita e del mutamento.

Ragnell ci consiglia di ricercare la bellezza della Terra e della Donna non solo in ciò che sta in superficie ma anche, e soprattutto, nelle sue profondità, nell’Anima e nel Cuore, e ci invita ad accettare le nostre oscurità e a guardarle come prove da superare, ma senza odiarle. Ella ci mostra che l’aspetto manifesto delle cose non sempre è sufficiente per poter dire di conoscerle ma, al contrario, è semplicemente una superficie da scalfire e da spogliare, perché ciò che vive sotto di essa possa emergere e prendere coscienza di sé, trasformando con la sua luminosità tutto ciò incontra.

Soltanto ritrovando l’Amore profondo potremo illuminare le nostre oscurità e avere, così, la possibilità di abbandonarle senza rancore, per poter andare oltre e trovare la pienezza della vita e dello Spirito.
Ragnell in questo ci fa da maestra, e attraverso la sua storia ci mostra la vera Bellezza nascosta e racchiusa nel profondo di ognuno di noi.

“E come tu mi vedesti ripugnante, bestiale, orribile dapprima, e bella dopo, così è la Regalità; perché di rado la si conquista senza scontri e conflitti, ma alla fine essa è bella e attraente per tutti.”

mercoledì 12 novembre 2014

Favola Senegalese

Perchè ci sono tanti idioti?
Tanto tempo fa c'erano pochissimi idioti nel mondo rispetto a oggi. Quando se ne trovava uno da

qualche parte, subito era cacciato via dal villaggio. Oggi, invece, bisognerebbe cacciare via la metà del villaggio e ancora ciò non basterebbe. Ma come si spiega che ci sono in giro tanti idioti? Ecco come sono andate le cose... Un giorno tre idioti che erano stati cacciati via da un villaggio per colpa dei loro pettegolezzi, si ritrovarono ad un crocevia e dissero:
«Forse arriveremo a qualche cosa di utile se riuniremo l'intelligenza di tre teste stupide».

E proseguirono il loro cammino insieme: dopo un certo tempo, arrivarono davanti a una capanna dalla quale uscì un vecchio uomo che disse loro: 
«Dove andate?».
Gli idioti alzarono le spalle e risposero: 
«Dove ci porteranno le nostre gambe. Ci hanno cacciato via dal nostro villaggio per le nostre imbecillità».
Il vecchio rispose: «Allora entrate. Vi metterò alla prova».
Questo vecchio aveva tre figlie anche loro imbecilli e si dimostrò comprensivo.
L'indomani, chiese al primo idiota: «Tu, vai alla pesca!» E al secondo:
«Vai nel bosco e porta un masso legato con treccine di corde!» 
Poi al terzo: 
«E tu portami delle noci di cocco!» 
Gli idioti presero un recipiente ciascuno, un'ascia e un bastone e si misero in strada. Il primo si fermò vicino al mare e si mise a pescare. Quando il suo recipiente fu pieno, ebbe di colpo sete; ributtò tutto il pesce in acqua e tornò a casa a bere.
Il vecchio gli domandò: «Dove sono i pesci?».
Egli rispose: «Li ho rimessi nell'acqua. Mi ha preso la sete e sono ritornato veloce a casa per bere.
Il vecchio si arrabbiò: «E non potevi bere al mare?» gli chiese.
L'idiota rispose: «Non ci ho pensato&...» 
Durante questo tempo, il secondo idiota che era stato nel bosco, ma si preparava a ritornare a casa; si era reso conto che non aveva corda per legare i massi. Correva a casa appunto per cercarne una.

Il vecchio si arrabbiò di nuovo: «Perché non hai legato il tuo masso con una delle corde?». Egli rispose: «Non ci ho pensato...». Il terzo idiota montò sulla palma da cocco, mostrò alle noci di cocco il suo bastone e disse: «Tu devi buttare a terra queste noci di cocco, hai capito?» 
Scese e cominciò a lanciare il bastone sul cocco. Ma non fece cadere nessuna noce. Anche lui ritornò a casa a mani vuote. 
E una volta ancora il vecchio si arrabbiò: «Poiché tu eri sul cocco, perché non hai colto il frutto con le mani?».
Egli rispose: «Non ci ho pensato...». 

Il vecchio seppe che non avrebbe combinato niente di buono con quei tre scemi.
Gli diede in moglie le sue tre figlie e li cacciò via tutti quanti.
Gli idioti e le loro mogli costruirono una capanna e vi vissero bene e male. 
Ebbero figli tanto stupidi quanto erano loro, le capanne si moltiplicarono e gli idioti si disseminarono in tutto il mondo!

l'Asteroide Chirone nell'Astrologia

Nel sistema solare la posizione di Chirone è una posizione chiave. Possiamo leggere il sistema solare e i suoi astri in una luce nuova.
Chirone sta oltre Saturno e prima di Urano, letteralmente “a cavallo” tra l’antico mondo saturniano della necessità e della pesantezza e il moderno mondo uraniano delle manifestazioni elettriche della libertà e dell’ingegno inventivo. Tra la conservazione (Saturno) e la rivoluzione (Urano), tra la gravità e la leggerezza, tra l’antico e il moderno, tra la terra e il cielo. Tra l’altro Saturno e Urano condividono gli stessi domicili zodiacali, Capricorno e Acquario.
Andiamo al di qua di Saturno e al di là di Urano: troviamo da un lato Giove e dall’altro Nettuno. Chirone collega Giove e Nettuno, rispettivamente principi di grandezza (Giove) e di umiltà (Nettuno), di verbosità e di silenzio. Nell’architettura zodiacale Giove e Nettuno condividono gli stessi domicili (Sagittario e Pesci). 

Al di qua di Giove troviamo Cerere e la fascia degli asteroidi; al di là di Nettuno troviamo Plutone e la fascia di Kuiper. E qui scaturiscono nuovi mirabili paralleli. Cerere è la natura, nella sua molteplicità di forme, rappresentata dagli innumerevoli asteroidi. Plutone è la supernatura, o l’oltrenatura, perché rappresenta l’occulto e il mistero. E’ il mondo delle ombre, numerose come i tanti oggetti celesti della fascia di Kuiper. 
Chirone è dunque la chiave che lega e collega il naturale (Cerere) all’oltrenaturale (Plutone), il mondo fisico al mondo sacro. La chiave di Chirone permette di “fare sacro” ciò che è naturale. Nella messa cristiana, ad esempio, il sacerdote (figura “chironiana” di maestro) trasforma simbolicamente il pane e il vino (Cerere e Bacco) nel corpo e nel sangue del dioscuro Gesù (e qui il simbolismo di passione e morte è quello di Plutone). La chiave di Chirone “sacralizza” il naturale (il pane, il vino, ecc.).
 
Il mito di Chirone
Chirone è il figlio di Crono (Saturno) e di Filira. Crono si trasformò in cavallo per amare Filira, così nacque un figlio che portava in sé una doppia natura, cavallo nella parte inferiore e uomo nella parte superiore. Si trattava insomma di un centauro, a quanto si diceva il più mite e il più saggio dei centauri. Chirone, essendo figlio di Crono come lo stesso Zeus, era immortale. Fu maestro di figli di dei e di eroi, come Asclepio, Achille, Giasone. Insegnava tra l’altro medicina, astronomia, arte della guerra, musica, ecc. Era insomma un maestro di vita. Un giorno fu ferito per errore da una freccia di Eracle, intinta nel sangue dell’Idra di Lerna, e questo gli procurò interminabili sofferenze. In questa dolorosa situazione accettò infine di morire, cedendo la sua immortalità a Prometeo.
 
Significati simbolici e astrologici
Significati simbolici. Chirone è l’astro della complessità, intesa come somma di reale e immaginario. E’ collocato tra Saturno e Urano, tra l’ultimo pianeta dell’antichità, e il primo pianeta dell’età moderna. E’ complessa la natura astronomica di Chirone (pianetino o cometa?). E’ complessa la stessa “figura” mitologica di Chirone, metà uomo e metà cavallo. E il centauro ha una natura psicologica duale: alcuni centauri erano selvaggi, ingiusti e protervi; Chirone era mite e saggio, un vero maestro. E’ multiforme e complessa la stessa sapienza di questo saggio, che era al tempo stesso medico, erborista, scienziato e maestro di vita.
La complessità di quest’astro è forse la chiave del suo potere terapeutico: il segno dove si trova Chirone, e gli astri che gli sono più vicini, indicano in quali ambiti è necessario aver cura di noi e dove abbiamo bisogno di un maestro o di un medico, e in che modo possiamo eventualmente a nostra volta essere maestri e terapeuti. 
La via della guarigione indicata da Chirone è forse la via del conoscere se stessi con la propria complessità, e conoscere dove questa complessità prende forma, per districarla e ritrovare l’unità del nostro essere dalla dolorosa separazione di reale e immaginario.

Il potere di Chirone è un potere maieutico: favorire la nascita è forse il primo compito della medicina. Un altro compito fondamentale del medico è aiutare a morire nel modo meno doloroso, e più sereno e consapevole. Il potere maieutico di Chirone si dispiega anche in senso morale, facendo nascere le persone alla consapevolezza attraverso l’insegnamento e l’esempio.
Ma la posizione di Chirone natale in un segno e in una casa, o presso un astro, non garantisce che in quel campo dell’esistenza il nativo sarà veramente mite e consapevole. Al contrario, il punto del cielo natale in cui si colloca Chirone è l’ambito dove può venir fuori anche l’altra natura del centauro: la forza selvaggia e dirompente, l’animo inconsapevole del primitivo. E’ proprio per questo che Chirone segnala il bisogno di un maestro che insegni la via del discernimento e della conoscenza; che insegni prima di tutto la conoscenza di se stessi, come un moderno Socrate; e Chirone rappresenta anche il terapeuta. Ad esempio un Chirone in Toro potrebbe corrispondere a una persona avida, eccessiva e poco saggia nell’alimentarsi e nel fare uso dei beni materiali. Da qui nasce l’opportunità di ricorrere a un dietista, e… ad un economista! D’altra parte, visto che ogni astro ha la sua ombra e la sua luce, il soggetto con Chirone in Toro potrà essere egli stesso un maestro di alimentazione, e un esperto di economia in grado di darci le ricette giuste. 

Altro esempio: un Chirone in Ariete può spiccare nel cielo natale di persone che si autoaffermano in maniera eccessiva o violenta… Ma anche a maestri che insegnano un uso saggio delle proprie energie, medici sportivi, ecc. Tanto che Gandhi, il maestro della non – violenza, ha Chirone al punto di Ariete… Si diviene maestri laddove si ha bisogno di imparare…
 Esempi
Qui di seguito propongo esempi tratti da uno schema interpretativo, che, come ogni schema, ha un valore puramente indicativo, in quanto il particolare deve sempre essere riportato al contesto generale del tema celeste.
 
Chirone in aspetto angolare con Sole e/o Luna aiuta a vivere la propria sete di conoscenza e la propria capacità di insegnamento e l’attitudine terapeutica in modo creativo e generoso (Sole) o riflessivo e fantasioso (Luna). Spesso medici, terapeuti, maestri o figli di medici e di maestri hanno nel tema natale la congiunzione di Chirone con un “luminare” (Sole o Luna).
 
Chirone in Ariete o in aspetto a Marte. 
A volte Chirone in Ariete o congiunto o aspettato a Marte, si trova alla nascita di persone eccessive e violente, capaci di atti inconsulti e arbitrari. E’ evidente che questa posizione del maestro Chirone richiama ad una gestione mite e saggia della propria libido e delle proprie energie attive. E’ consigliabile un maestro o un terapeuta che educhi ad una saggia amministrazione delle proprie energie. La cura migliore può essere lo sport, una sana attività, l’esercizio muscolare, la sessualità nel rispetto del proprio partner. Esami medici da fare: esame del sangue e delle difese sanguigne. Facendo sport, è opportuno consultare un medico sportivo.
I personaggi: il medico sportivo, l’ematologo, il poliziotto, il maestro dell’arte della guerra, lo stratega… anche lo stratega di pace (specialmente in presenza di opposizioni dal segno Bilancia) e il maestro illuminato.
 
Chirone in Toro. 
Questa posizione può corrispondere a disordini alimentari, a eccessi riguardanti l’oralità (e quindi anche la parola). Un dietista potrà essere di aiuto. Per la salute, occorre prestare attenzione alla gola (in tutti i sensi) e alla tiroide.
Il personaggio: il dietista, l’esperto di cure fisiche, l’economista. Il maestro di canto. Il saggio contadino. Lo studioso di fisica della materia. 
 
Chirone in Gemelli o in aspetto a Mercurio. 
Questa posizione di Chirone può corrispondere a problematiche di salute che investono la mobilità o il sistema respiratorio o quello uditivo; per cui è opportuno prevenire questi problemi con controlli adeguati e con una guida appropriata che educhi al moto, alla ginnastica e ad una corretta respirazione.
Questa configurazione astrale può segnalare una saggezza precoce, e una maestria nello scrivere e nel comunicare.
Il personaggio: il maestro di giornalismo o di scienza della comunicazione. Il pediatra. Il medico delle vie respiratorie. Il comunicatore.
 
Se Chirone si trova in aspetto con la Luna o è nel segno del Cancro (o in aspetto con pianeti in Cancro), è opportuno avere una particolare cura e rispetto della propria vita interiore ed emozionale, e dei propri rapporti familiari o intimi, consultando al limite un maestro di terapie psicologiche e familiari. Per una donna è opportuno eseguire periodici controlli al seno o all’utero. La via della guarigione sta nel vivere e nell’esprimere le proprie emozioni e le proprie fantasie. Nell’imparare dai propri sogni e cercare di... metterli in rapporto con la realtà e con l’evoluzione personale. Nel perseguire le più profonde aspirazioni.
Il personaggio: è lo psicoterapeuta che trova nei sogni e nel vissuto dell’infanzia una chiave per interpretare e cambiare il reale. L’oncologo. L’esperto di terapie familiari. La madre saggia. Il bambino dalla saggezza precoce. La maestra.
 
Se Chirone si trova in congiunzione o in altro aspetto con il Sole o con la stella Regulus, o si trova nel segno del Leone, sono consigliabili periodici controlli per il sistema cardiocircolatorio. Naturalmente sono da evitare eccessi relativi alla vita amorosa, o comunque eccessi e stress che possano disturbare il cuore e la circolazione. La via della guarigione è quella del cuore, inteso come animo, generosità e amore.
Il personaggio: è il maestro di vita, l’educatore o il medico che consiglia di aver particolare cura del proprio cuore (in senso fisico e metaforico). Il cardiologo. 
 
Quando Chirone si trova presso uno dei Nodi lunari, mette l’accento sulla salute del soggetto e consiglia di averne particolare cura. Questo vale tanto più se Chirone e il Nodo si trovano in casa VI, VIII o in casa XII. In questo caso bisogna vedere il segno in cui si trovano, e anche il segno opposto, per individuare il punto più debole da salvaguardare…
Naturalmente un Chirone forte in casa XII può essere propizio ad un insegnamento religioso, ad un impegno di sostegno spirituale, psicologico e umanitario, se ci sono altri elementi convergenti. Chirone e il Nodo in casa VI possono favorire una professione medica o infermieristica.
Chirone in VIII risente della forza “karmica” o esoterica della casa. Un compito esistenziale del soggetto sarà aver cura di sé e degli altri.
Chirone in una casa angolare (I, IV, VII, X) costringerà a misurarsi con alcuni istinti personali selvaggi o immorali, e al tempo stesso (per quanto sembri una contraddizione in termini) a promuovere una naturale identificazione con una figura di saggezza. 
Chirone in IX ispira un’ampia sete di conoscenza, e inclina allo studio dell’astrologia 


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Marco Gambassi